Un kookaburra in giardino

Un kookaburra in giardino
Visualizzazione post con etichetta Bondeno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bondeno. Mostra tutti i post

giovedì 6 aprile 2017

Marzo



Scontato parlare di primavera, direte voi; di rinascita, di nuovo vigore, di gioia di vivere. Il mese di marzo è proprio questo, è la natura che si desta dal torpore invernale e la parte più ancestrale di noi, che lo si riconosca oppure no, si allinea con quel "tutto" di cui facciamo parte. 


Difficile rimanere indifferenti davanti a "quel nuovo" che captiamo e che ancora ci stupisce, difficile considerarlo scontato.  Così ecco che la natura domestica entra con impeto, con i suoi colori dapprima tenui e poi accesi,



















nei nostri obiettivi fotografici e com'è bello accorgersi di quegli stami rigonfi di polline che catturano il volo di un'ape,

o di quel brandello di cielo, sempre lo stesso, stretto dall'abbraccio del cemento, che si tinge di colori rosso, giallo, turchese, indaco, ad alta frequenza, capace ogni volta di generare una nuova, spettacolare emozione;


così come quella che ci pervade ogni volta che andiamo a rincorrere tramonti










nei dispersi scorci del nostro paese.













































La nuova linfa desta passioni sopite e così, in questi giorni sul mio 
tavolo, giacciono petali di carta meno fragili degli originali, ma in grado di emularne la leggera bellezza.


















Quanto piacere nel ritagliare, torcere, sfrangiare, dipingere, decorare petali e foglie e poi  assemblare tanto lavoro in un' unica e armoniosa corolla.






















Soffermarsi poi a riflettere  quanto la natura sappia essere un'artista eccelsa, di certo la migliore. 


I nuovi giorni spingono ad uscire  per godere dell'aumentata dose di luce ed Isabella ne approfitta per scattare foto con gli amici;



 io, invece, a concludere giornate speciali con le "sorelle" di vita.




"Per quanto ognuno veda l'autunno come una stagione già vissuta, la primavera è sempre, per tutti, una rinascita".
Theodore Francis Powys.

Che sia una buona "rinascita" per tutti.




Monica 

sabato 22 dicembre 2012

La fine del mondo!






Verso la fine dell'autunno, qualche settimana prima di Natale, nelle nostre famiglie si preparano i pampepati. Le mamme rispolverano le antiche ricette di famiglia, tramandate oralmente dalle nonne e custodite gelosamente per molto tempo. Difficilmente si  trovano ricette uguali tra loro, ogni famiglia elabora questi dolci in modo diverso.




Il cacao, le mandorle, la frutta candita sono gli ingredienti comuni, poi ogni "razdòra" mette "il proprio tocco" ricorrendo a spezie diverse, al caffè,  alla mostarda, al miele ...




Se arriva in dono un pampepato preparato in un'altra casa, al primo assaggio parte immediatamente il confronto con quelli di propria produzione. Si verificano la consistenza, la cottura, si tenta un'analisi degli ingredienti alla ricerca del particolare o dell'errore madornale e imperdonabile della pasticcera avversaria.




Alla fine dei pranzi con i parenti, prima delle feste con la effe maiuscola, c'è il rito dell'assaggio, per capire  se i dolci della nuova produzione possano essere regalati e siano in grado di reggere i confronti inevitabili.




L'assaporare delle prime fette è immancabilmente accompagnato da una disquisizione sulle caratteristiche del dolce appena affettato, rispetto a quello dell'anno precedente: " èra chiè gnù bùn st'an chì?" ("vero che sono venuti bene quest'anno?"). Qualche famiglia conserva ancora la vecchia usanza di far cuocere i pampepati nel forno del panettiere di fiducia, con l'avvertenza di far eseguire la cottura il pomeriggio, quando il forno stesso ha una temperatura più bassa e non rischia di cuocere troppo il dolce, rendendo il pampepato più duro della roccia basaltica.



Infatti ( ora scrivo io, Monica), quest'anno i miei panpepati sono un po' duri, ma il sapore.....quello è davvero ottimo e se volete provare a farli anche voi, di seguito vi scrivo la ricetta della mia famiglia, così li faceva la mia bisnonna e così li replico io:

(La dose è per sei panpepati)
3 hg di mandorle
1,10 hg di canditi ( io metto solo cedro, ma si può usare un mix di cedro, arancia, ciliegia)
6 hg di zucchero
2hg di cacao
2hg di cioccolato zuccherato
7 hg di farina
1 fiore (10 gr. circa) di macis ( si trova in erboristeria, è il mallo della noce moscata e va macinato o pestato nel mortaio, per ottenerne una grana fine)
200 gr, (circa) di latte
2 cucchiaini di lievito per dolci

Mezz'ora prima di iniziare ad impastare tutti gli elementi insieme, è bene mettere il macis in una tazza con 60 gr. di acqua calda. Trascorso il tempo, si mettono tutti gli ingredienti a fontana sulla spianatoia e si impastano pian piano con il latte, aggiungendo il macis con tutta l'acqua di macerazione. Si deve ottenere un impasto di giusta consistenza, non troppo morbido, ma soprattutto non duro.
Poi lo si allunga a cilindro e se ne tagliano sei pezzi, che andranno lavorati per ottenere dei dischi di diametro di circa 19 cm per 2cm di altezza. Li si può fare anche meno larghi e più alti, ma bisogna tenerne conto in cottura.



La cottura è davvero basilare per la buona riuscita, nel mio forno (ventilato) procedo così:
prima mezz'ora a 170 gradi, poi 25 minuti a 140 gradi.
La tradizione vuole che vengano realizzati alla fine di novembre e conservati al fresco-umido sino a qualche giorno prima di Natale quando, per essere serviti, devono essere ricoperti (sopra e sotto) di cioccolata fondente.





Con questo dolce tradizionale io, Andrea e Isabella vi auguriamo di trascorrere un S. Natale di vera gioia! Baci
                                                   
 Andrea e Monica


P.s. la ghirlanda che compare in sfondo nella sesta foto dall'alto, è un dono di Rosi Jo